Informazioni

Il coordinamento dei Giovani di Sinistra del Vulture si riunisce ogni lunedì in forma alternata(Atella/Rionero) alle ore 18,30.
A Rionero presso la sede dei Comunisti italiani e ad Atella presso il circolo della Sinistra Arcobaleno in Piazza Gramsci.
Per chiunque volesse partecipare o semplicemente chiedere informazioni può contattarci all'indirizzo mail: gdsvulture@libero.it

giovedì 24 aprile 2008

25 APRILE 1945 – 25 APRILE 2008

Difendiamo i valori
di libertà e giustizia, solidarietà e pace
che hanno animato la lotta di liberazione
e sui quali si fonda la Costituzione della Repubblica

Quando i primi partigiani scelsero la via della lotta e salirono sulle montagne per combattere il nazifascismo, rischiarono e spesso offrirono la loro vita per affermare i principi stessi sui quali costruire la convivenza civile: la libertà, l’uguaglianza, la giustizia, la democrazia.
Il prezzo pagato fu altissimo: decine di migliaia di partigiani uccisi, feroci rappresaglie contro la popolazione civile che sosteneva il movimento di Liberazione, oltre 40 mila tra cittadini e lavoratori deportati nei campi di concentramento, eccidi, come a Cefalonia, di soldati che rifiutarono di consegnarsi ai tedeschi, 600 mila internati in Germania, 87 mila militari caduti nella guerra di Liberazione.
Da quella lotta che vide combattere fianco a fianco uomini e donne, operai e intellettuali, contadini e liberi professionisti di diversa fede politica e religiosa, nacque la nostra Costituzione.
Una Costituzione ancora attuale e vitale, fra le più avanzate tra quelle esistenti, non a caso difesa dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani nel referendum del giugno 2006, quando si cercò di snaturarne la sostanza e i valori.
Ma a sessant’anni dal 1° gennaio 1948, da quando essa entrò in vigore, l’Italia sta correndo nuovi pericoli. Emergono sempre più i rischi per la tenuta del sistema democratico, come evidenti si manifestano le difficoltà per il suo indispensabile rinnovamento.
Permangono, d’altro canto, i tentativi di sminuire e infangare la storia della Resistenza, cercando di equiparare i “repubblichini”, sostenitori dei nazisti, ai partigiani e ai combattenti degli eserciti alleati. Un modo per intaccare le ragioni fondanti della nostra Repubblica.
Per questi motivi, per difendere nuovamente le conquiste della democrazia, il 25 APRILE anniversario della Liberazione assume il valore di una ricorrenza non formale.
Nel ricordo dei Caduti ci rivolgiamo ai giovani, ai democratici, agli antifascisti, per una mobilitazione straordinaria in tutto il Paese.

Il 25 aprile è oggi una data più viva che mai, in grado di unire tutti gli italiani attorno ai valori della democrazia.

Tratto da www.anpi.it

sabato 12 aprile 2008

Unisciti al viaggio.

sabato 5 aprile 2008

Mai più Bolzaneto!


Dopo quasi 7 anni dalle giornate del G8 di Genova 2001, ancora non è stata fatta luce sui fatti di violenza avvenuti in quei giorni.
Non è stata fatta giustizia sulla morte di Carlo Giuliani, sulle violenze ai manifestanti pacifici dei cortei autorizzati, alle irruzioni alla Diaz e delle torture a Bolzaneto...
A 7 anni da quella estate nessuna responsabilità politica è stata accertata e punita, nessun responsabile delle forze dell'ordine "in azione" a Genova ha pagato per quello che Amnesty International ha definito, con una sua inchiesta indipendente, la più grave violazione dei diritti umani, in Occidente, dalla fine della seconda guerra mondiale.

Per capire qualcosa in più ne parliamo Mercoledì 9 Aprile presso il Circolo ARCI Casa 28 di Rionero in Vulture(Pz), con Marco Poggi autore del libro: "Io, l'infame di Bolzaneto" il coraggio di una scelta normale.
Di seguito una sua intervista:

Marco Poggi, infermiere penitenziario, entrò in servizio a Bolzaneto alle 20 di venerdì 20 luglio 2001 e ci rimase fino alle 15, 15.30 di domenica 22 luglio. «Ho visto picchiare con violenza e ripetutamente i detenuti presenti con schiaffi, pugni, calci, testate contro il muro».

«Picchiava la polizia di stato ma soprattutto il "gruppo operativo mobile" e il "nucleo traduzioni" della polizia penitenziaria. Ho visto trascinare un detenuto in bagno, da tre o quattro agenti della "penitenziaria". Gli dicevano: "Devi pisciare, vero?". Una volta arrivati nell’androne del bagno, ho sentito che lo sottoponevano a un vero e proprio linciaggio...».

Marco Poggi dice che sa che cos’è la violenza. «Ci sono cresciuto dentro. Ho "rubato" la terza elementare ai corsi serali delle 150 ore e sono andato infermiere in carcere per buscarmi il mio pezzo di pane. Per anni ho lavorato al carcere della Dozza a Bologna. Un posto mica da ridere. Tossici, ladri di galline, mafiosi, trans, stupratori. La violenza la respiravi come aria, ma quel che ho visto a Bolzaneto in quei giorni non l’avrei mai ritenuto possibile, prima. Alcuni detenuti non capivano come fare le flessioni di routine previste dalla perquisizione di primo ingresso in carcere. Meno capivano e più venivano picchiati a pugni e calci dagli agenti della polizia penitenziaria. Gli ufficiali, i sottufficiali guardavano, ridevano e non intervenivano. Ho visto il medico, vestito con tuta mimetica, anfibi, maglietta blu con stampato sopra il distintivo degli agenti della polizia penitenziaria, togliere un piercing dal naso di una ragazza che era in quel momento sottoposta a visita medica e intanto le diceva: "Sei una brigatista?"».

Marco Poggi è «l’infame di Bolzaneto». Così lo chiamavano alcuni agenti della "penitenziaria" e lui, in risposta, per provocazione, per orgoglio, per sfida, proprio in quel modo - Io, l’infame di Bolzaneto - ha voluto titolare il libro che raccoglie la sua testimonianza. Poggi è stato il primo - tra chi era dall’altra parte - a sentire il dovere di rompere il cerchio del silenzio. «Delle violenze nelle strade di Genova - dice - c’erano le immagini, le foto, i filmati. Tutto è avvenuto alla luce del sole. A Bolzaneto, no. Le violenze, le torture si sono consumate dietro le mura di una caserma, in uno spazio chiuso e protetto, in un ambiente che prometteva impunità. Solo chi l’ha visto, poteva raccontarlo. Solo chi c’era poteva confermare che il racconto di quei ragazzi vittime delle violenze era autentico. Io ero tra quelli. Che dovevo fare, allora? Dopo che sono tornato a casa da Genova, per giorni me ne sono stato zitto, anche con i miei. Io sono un pavido, dico sempre. Ma in quei giorni avevo come un dolore al petto, un sapore di amaro nella bocca quando ascoltavo il bla bla bla dei ministri, le menzogne, la noncuranza e infine le accuse contro quei ragazzi. Non ho studiato - l’ho detto - ma la mia famiglia mi ha insegnato il senso della giustizia. Non ho la fortuna di credere in Dio, ho la fortuna di credere in questa cosa - nella giustizia - e allora mi sono ripetuto che non potevo fare anch’io scena muta come stavano facendo tutti gli altri che erano con me, accanto a me e avevano visto che quel che io avevo visto. Ne ho parlato con i miei e loro mi hanno detto che dovevo fare ciò che credevo giusto perché mi sarebbero stati sempre accanto. E l’ho fatta, la cosa giusta. Interrogato dal magistrato, ho detto quel che avevo visto e non ci ho messo coraggio, come mi dicono ora esagerando. Non sono matto. Ci ho messo, credo, soltanto l’ossequio per lo stato, il rispetto per il mio lavoro e per gli agenti della polizia carceraria - e sono la stragrande maggioranza - che non menano le mani».

Marco Poggi ha pagato il prezzo della sua testimonianza. «Beh! - dice - un po’ sì, devo dirlo. Dopo la testimonianza, in carcere mi hanno consigliato - vivamente, per dire così - di lasciare il lavoro. Dicevano che quel posto per me non era più sicuro. Qualcuno si è divertito con la mia auto, rovinandomela. Qualche altro mi ha spedito la mia foto con su scritto: "Te la faremo pagare". Il medico con la mimetica e gli anfibi mi ha denunciato per calunnia. Ma il giudice ha archiviato la mia posizione e con il lavoro mi sono arrangiato con contratti part-time in case di riposo per anziani. Oggi, anche se molti continuano a preoccuparsi della mia integrità più di quanto faccia solitamente la mia famiglia, sono tornato a lavorare in carcere, allo psichiatrico di Castelfranco Emilia. Mi faccio 160 chilometri al giorno, ma va bene così. Sono tutti gentili con me, l’infame di Bolzaneto». Dice Marco Poggi che «se i reati non ci sono - se la tortura non è ancora un reato - non è che te li puoi inventare». Dice che lui «lo sapeva fin dall’inizio che poi le condanne sarebbero state miti e magari cancellate con la prescrizione». Dice Poggi che però «quel che conta non è la vendetta. La vendetta è sempre oscena. Il direttore del carcere di Bologna Chirolli - una gran brava persona che mi ha insegnato molte cose sul mio lavoro - ci ripeteva sempre che lo Stato ha il dovere di punire e mai il diritto di vendicarsi. Mi sembra che sia una frase da tenere sempre a mente. Voglio dire che importanza ha che quelli di Bolzaneto, i picchiatori, non andranno in carcere? Non è che uno voglia vederli per forza in gabbia. La loro detenzione potrebbe apparire oggi soltanto una vendetta, mi pare. Quel che conta è che siano puniti e che la loro punizione sia monito per altri che, come loro, hanno la tentazione di abusare dell’autorità che hanno in quel luogo nascosto e chiuso che è il carcere, la questura, la caserma. Per come la penso io, la debolezza di questa storia non è nel carcere che quelli non faranno, ma nella sanzione amministrativa che non hanno ancora avuto e che non avranno mai. Che ci vuole a sospenderli da servizio? Non dico per molto. Per una settimana. Per segnare con un buco nero la loro carriera professionale. È questa la mia amarezza: vedere i De Gennaro, i Canterini, i Toccafondi al loro posto, spesso più prestigioso del passato, come se a Genova non fosse accaduto nulla. Io credo che bisogna espellere dal corpo sano i virus della malattia e ricordarsi che qualsiasi corpo si può ammalare se non è assistito con attenzione. Quella piccola minoranza di poliziotti, carabinieri, agenti di polizia penitenziaria, medici che è si abbandonata alle torture di Bolzaneto è il virus che minaccia il corpo sano. Sono i loro comportamenti che hanno creato e possono creare, se impuniti, sfiducia nelle istituzioni, diffidenza per lo Stato. Possono trasformare gli uomini in divisa - tutti, i moltissimi buoni e i pochissimi cattivi - in nemici del cittadino. Non ci vuole molto a comprendere - lo capisco anch’io e non ho studiato - che soltanto se si fa giustizia si potrà restituire alle vittime di Genova, ai giovani che vanno in strada per manifestare le loro idee, fiducia nella democrazia e non rancore e frustrazione. I giudici fanno il loro lavoro, ma devono fare i conti con quel che c’è scritto nei codici, con quel che viene fuori dai processi. Non parlo soltanto dei processi, è chiaro. Parlo della responsabilità della politica. Che cosa ha fatto la politica per sanare le ferite di Genova? Gianfranco Fini, che era al governo in quei giorni, disse che, se fossero emerse delle responsabilità, sarebbero state severamente punite. Perché non ne parla più, ora che quelle responsabilità sono alla luce del sole? Perché Luciano Violante si oppose alla commissione parlamentare d’inchiesta? Dopo sette anni questa pagina nera rischia di chiudersi con una notizia di cronaca che dà conto di una sentenza di condanna, peraltro inefficace, senza che la politica abbia fatto alcuno sforzo per riconciliare lo Stato e le istituzioni con i suoi giovani. Ecco quel che penso, e temo».

giovedì 3 aprile 2008

Camper FGCI nel vulture



Il camper della FGCI sarà presente venerdì prossimo nei seguenti paesi e orari:
h. 15.00 Rionero in Vulture (PZ)
h. 16.00 Atella (PZ)
h. 17.00 Venosa (PZ)
h. 18.00 Melfi
h. 21.30 Cancelli FIAT Melfi

Distribuiranno gadgets, volantini, ecc...
Non mancate!

mercoledì 26 marzo 2008

Lavorare da morire!

ORA BASTA!
E' inaccettabile che nel XXI secolo, in una società evoluta come quella di oggi, si muoia di lavoro.
E' inaccettabile che i lavoratori di una delle fabbriche più evolute d'Europa non siano adeguatamente preparati a svolgere il proprio lavoro in condizioni di sicurezza.
E' inaccettabile che non vengano rispettate le ore di lavoro: più lavoro significa stare esposti a maggiori rischi!
E' inaccettabile che eroe sia soltanto chi muore in guerra e non chi muore lavorando per vivere.
E' inaccettabile che si tuteli la vita soltanto al momento del concepimento.
E' inaccettabile che il lavoro non dia più la possibilità di vivere, ma la probabilità di morire!

da: www.sinistrarcobalenomelfi.blogspot.com


Estratto da Repubblica.it:

Tragedia alla catena di montaggio della Fiat di Melfi, in Basilicata. Un operaio manutentore - Domenico Monopoli, di 43 anni, di Cerignola in provincia di Foggia - è morto stamani all'alba. E' caduto da un soppalco dove era salito per sbloccate il nastro riservato alla costruzione della Grande Punto.

Era uscita dalla corsia una "bilancella", come è chiamato in gergo il supporto di metallo che trasporta le lamiere lungo il reparto verniciatura. L'operaio è salito su un soppalco ma qualcosa è andato storto. E' scivolato, è caduto da un'altezza di quattro metri ed ha battuto sul pavimento con la testa.

Non c'era un letto al reparto rianimazione del San Giovanni di Dio di Melfi. L'operaio è stato trasferito nell'ospedale di Rionero in Vulture, in provincia di Potenza, ma dopo qualche ora è morto.

La Procura della Repubblica di Melfi ha aperto un'inchiesta per accertare la dinamica dell'incidente e accertarte le responsabilità dell'infortunio.

Gli altri operai del turno di notte hanno proseguito a lavorare ma in giornata i rappresentanti sindacali dello stabilimento hanno deciso due ore di sciopero per turno. In un comunicato, la Fiom-Cgil ha detto che "per lo stabilimento Sata, si tratta del terzo incidente, di cui due mortali, negli ultimi tre mesi".

La Federazione metalmeccanici Cgil annuncia che si costituirà parte civile contro la Fiat: "L'infortunio mortale - ha detto Giorgio Cremaschi il segretario nazionale della Fiom e leader di Rete 28 aprile, la componente di sinistra della Cgil - dimostra che sono sbagliati tutti gli ottimismi che hanno accompagnato il dato statistico parziale dell'Inail che segnalava una riduzione degli infortuni mortali. La situazione in Fiat non è mai stata così grave come oggi".

Di seguito un video realizzato da Gerardo Sicuro di Rionero, strettissimamente collegato alla notizia di oggi:


domenica 23 marzo 2008

Antonio Placido in video

Di seguito il video dell'intervento ad Atella di Antonio Placido, sindaco di Rionero in Vulture e candidato alla Camera per la Sinistra Arcobaleno in Basilicata.
L'intervento è ad Atella in sostegno della lista della Sinistra Arcobaleno che corre alle amministrative di Atella (Pz).
Buona visione.

sabato 22 marzo 2008

Titti De Simone ad Atella

Di seguito il video (parte) dell'intervento di Titti De Simone lo scorso Sabato ad Atella.
Titti De Simone è la capolista alla Camera per la Sinistra Arcobaleno in Basilicata.